In occasione dell’anniversario della strage di via Fani, durante la quale Aldo Moro fu rapito dalla Brigate Rosse e persero la vita gli uomini della sua scorta, Alleanza per l’Italia ricorda la figura di Moro, statista e professore, per il segno indelebile che ha lasciato nella storia del nostro Paese.
Se oggi fosse ancora nella sua aula a far lezione, il prof. Franco Tritto avrebbe chiesto ai ragazzi del corso di Istituzioni di Diritto e Procedura Penale, di osservare un minuto di silenzio per le vittime della strage di via Fani.
Un pensiero per i cinque componenti della scorta dell’On. Aldo Moro: il Maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato Domenico Ricci, il Brigadiere Francesco Zizzi, l’agente Raffaele Jozzino e l’agente Giuliano Rivera.
Questo piccolo gesto era solo una minima parte del ricordo che Franco Tritto riservava al suo Maestro, Aldo Moro. Il suo grande impegno, al quale ha dedicato la sua vita, era quello di portare all’attenzione dei suoi studenti, la figura di Aldo Moro che va oltre i fatti cruenti legati alle date del 16 marzo e del 9 maggio dell’anno 1978.
“Se si continua a parlare solo di via Fani e di via Caetani, del prof. Moro rimarrà ben poco”, con queste parole Tritto introduceva il suo pensiero su quel momento storico che ha tanto segnato la vita politica del nostro paese.
Queste poche righe per ricordare Aldo Moro, sono una mia personale promessa fatta al prof. Franco Tritto. Un impegno nato sette anni fa mentre ero un suo studente.
Ci esortava sempre Franco Tritto nel ricordare Moro come uomo, professore e politico che tanto ha dato al nostro paese, l’Italia che domani compie 150 anni. La nostra nazione alle prese con gli stessi problemi di quando il prof. Tritto era ancora tra noi, la mancanza delle riforme che tanto servono per affrontare le sfide future, l’ulteriore indebolimento dell’istruzione pubblica, argomento caro a Moro e Tritto, ed una società che fatica a trovare riferimenti che non siano volgari e privi di un’etica di base. In questi giorni si discute sulla riforma della giustizia, manovra che in realtà mira a riformare la magistratura, e mi sono venute in mente le parole del prof. Tritto, quelle usate nel 1998 in occasione del ventesimo anniversario della morte di Moro:
“E stupisce, o meglio, non stupisce che si ignorino, anche da parte di chi fu vicino ad Aldo Moro, per appartenenza partitica, i discorsi tenuti in sede di Assemblea Costituente. Nemmeno costoro si sono minimamente preoccupati di leggere un solo rigo degli interventi di Moro su tematiche che oggi vedono cimentarsi i migliori ingegni della politica contemporanea.
Il riferimento è al tema, per esempio, dell’indipendenza della magistratura, o del tanto
vituperato “legittimo sospetto” o, per venire all’oggi, il problema della pace. Una qualche intuizione mi è parso di cogliere recentemente quando taluno ha rilevato come Aldo Moro avrebbe avvertito un qualche disagio nell’attuale contesto politico. Credo sia proprio così.
[…] In primo luogo credo di poter dire che se Aldo Moro fosse stato ancora tra noi, avremmo avuto un Paese un po’ meno volgare. La politica sarebbe stata meno volgare.
[…] Dopo il 1978 qualcosa è cambiato. La corruzione si è trasformata in sistema proprio a partire da quella data. Altrettanto dicasi sul tema della giustizia adoperata per fini politici.
Queste parole, scritte e poi non tutte usate durante un convegno di studio presso l’Università di Cassino, le ho volute riportare integralmente conscio del loro valore attuale e della genuinità che i sentimenti del suo autore, sapevano trasmettere nel ricordare Aldo Moro.
Quei sentimenti che porto sempre con me quando Franco Tritto raccontava del prof. Moro che onorava sempre le sue lezioni, anche quando rivestiva cariche istituzionali di Presidente del Consiglio o di Ministro. Il prof. Moro che arrivava a Palazzo Chigi con una schiera di allievi perché non riusciva ad accoglierli tutti durante l’orario di ricevimento, continuando in quella sede istituzionale, i colloqui sulle tesi e sugli esami. Il professore e lo statista Aldo Moro che poneva al centro del suo agire l’uomo, esortando e scuotendo l’allievo affinché acquisisse tutti gli strumenti necessari per avere una visione completa della realtà che lo circondava. Un punto di vista, quello di Moro, contraddistinto dalla sua “strategia dell’attenzione” rivolta, in primis, alla dignità umana, sia che si parli di studenti, che dell’ordinamento statale.
In questo umile ricordo di Aldo Moro, vale la pena di soffermarsi proprio su questo aspetto, la sua grande capacità di saper scrutare la realtà passando attraverso gli animi della gente. Come raccontava Franco Tritto, durante le lezioni del prof. Moro era evidente il rifiuto dell’interpretazione del diritto come la volontà dello Stato imposta sulla volontà dei singoli. Un’impostazione di questo tipo, che ignora la realtà estremamente frammentata e particolare degli individui, restituisce un quadro pieno di insidie, che porta alla sfiducia e a uno scollamento insanabile dalle istituzioni. Solo un uso etico del diritto e dell’ordinamento statale, porta a un avvicinamento delle istituzioni ai problemi dei suoi cittadini, una sorta di cammino fianco a fianco della comunità e di chi la rappresenta. E qui emerge l’insegnamento di Moro, il suo invito a trovare la soluzione del problema fuori dall’ambito strettamente parlamentare, per attuarla successivamente e solo dopo una sintesi nella realtà esistente, con la legge. Questo modo di operare impone un’attenta riflessione e la volontà di trovare le soluzioni più adatte coinvolgendo tutte le parti in causa, senza il rischio di trarre conclusioni affrettate.
Ho scelto questo piccolo richiamo, fra gli altri insegnamenti di Aldo Moro che Franco Tritto ha voluto trasmettermi, per motivi attinenti alla realtà che viviamo, perché mai come in questo momento avremmo bisogno di uno Stato che sappia camminare fianco a fianco con la sua comunità.
Vorrei unire questo mio desiderio, quello che l’Italia possa vivere pagine politiche diverse, improntate anche sullo stile della visione politica di Aldo Moro, a quello più grande di Franco Tritto, riportando un altro piccolo estratto del convegno già citato.
[…] Eccolo il desiderio, forse un sogno: sarebbe bello se proprio in questi tempi potesse iniziare una nuova epoca, e sarebbe bello poter definire i giorni che oggi viviamo come ‘l’epoca di Moro’. Sarebbe un segno, un segno importante ed indelebile, che potrebbe rappresentare l’inizio di un nuovo cammino della vita italiana, della gente, partendo dall’immenso patrimonio che Aldo Moro ci ha lasciato attraverso il suo insegnamento, la sua esperienza, la sua esistenza, la sua opera umana e politica.
Potrebbe essere questo il modo per dischiudere la prima pagina di un nuovo capitolo della storia di questo Paese.
Raffaele Marino
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